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 Info dal Governo: BERLUSCONI IN ISRAELE: IL GIRO D'AFFARI ROMA-TEHERAN

Notizie dal mondoTEHERAN, 1 FEB - È un giro d'affari miliardario quello in gioco tra Italia ed Iran e da anni è sotto osservazione da parte americana ed israeliana, i due Paesi che più si battono in questi mesi per aumentare il peso delle sanzioni contro Teheran. L'Italia - secondo partner commerciale dell'Iran nell'Unione europea dopo la Germania - ha comunque visto sensibilmente ridotto negli ultimi anni l'impegno dei suoi più grandi gruppi industriali nella Repubblica islamica. Anche se, rimane importante, il volume delle esportazioni grazie al ruolo delle piccole e medie imprese. Insieme con la Russia e la Cina, l'Italia ha contribuito allo sviluppo del programma aerospaziale iraniano, anche se ha negato di essere impegnata per il futuro lancio di un nuovo satellite artificiale di Teheran, il Mesbah-2.

 INTERSCAMBIO COMMERCIALE: Nel 2008 è stato di poco superiore ai 6 miliardi di euro, con un forte deficit per l'Italia, pari a 1,75 miliardi, dovuto all'impennata dei prezzi del petrolio, che rappresenta circa il 90 per cento delle importazioni italiane. Le importazioni per l'Italia sono state in quell'anno pari a 3,9 miliardi di euro, contro 2,1 miliardi di esportazioni. Per il 2009 i dati disponibili si riferiscono solo ai primi dieci mesi, che hanno visto un calo del 39,7 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente dell'interscambio complessivo, dovuto soprattutto al crollo del prezzo del greggio. Le importazioni dall'Iran sono quindi scese del 53,7 per cento, a quota 1,626 miliardi di euro, e le esportazioni sono diminuite dell' 11.9 per cento, posizionandosi a 1,556 miliardi di euro. GRANDI PROGETTI IN IRAN - Gli anni passati hanno visto la conclusione di alcune grandi opere da parte di gruppi italiani, tradizionalmente presenti nella Repubblica islamica. In particolare l'Eni, che per lo sviluppo dei giacimenti di gas di South Pars e di petrolio a Darquain ha investito 2,6 miliardi di dollari. Ma a partire dall'avvento alla presidenza di Mahmud Ahmadinejad, nel 2005, l'unico accordo di una qualche rilevanza ha riguardato un impianto per la produzione di alluminio realizzato dalla Fata, del gruppo Finmeccanica, nella città di Bandar Abbas, del valore di oltre 300 milioni di euro. L'attività è stata avviata lo scorso 9 gennaio alla presenza dello stesso Ahmadinejad. Nel giugno 2009 la Maire Tecnimont ha ricevuto una lettera d'intenti dall'Iran per partecipare alla costruzione di un impianto di trattamento di gas naturale a Tombak, con investimenti pari a 200 milioni di euro, nell'ambito della fase 12 di sviluppo del giacimento di South Pars. Ma il contratto non è ancora stato finalizzato. In alto mare sembrano anche le trattative dell'Ansaldo per la fornitura di nuove turbine per centrali elettriche iraniane. SETTORE AEROSPAZIALE: Nel 2003 la Carlo Gavazzi Space firmò un accordo per fornire all'Iran il primo satellite artificiale, il Mesbah, e per la formazione del personale tecnico. Il Mesbah-1 è però andato distrutto in un incidente. Nel novembre scorso il generale Mehdi Farahi, capo delle Industrie arespaziali iraniane, ha detto che l'Italia collaborerà alla messa in orbita del Mesbah-2 nel 2011. Ma la Farnesina e la Carlo Gavazzi Space hanno smentito. Secondo l'Iran si tratta di un satellite per le telecomunicazioni. Secondo i media israeliani, invece, si tratterebbe di un satellite spia. Nel 2005 la Russia ha lanciato il satellite iraniano Sina-1. Nel 2009 l'Iran ha messo in orbita il satellite sperimentale Omid con l'ausilio del missile Safir-2. (ANSA). ZC 01-FEB-10

BERLUSCONI IN ISRAELE: AMICIZIA 'SPECIALÈ FIN DAL'94 /ANSA DA HAMAS IN BLACKLIST A NO ANTISEMITISMO,LE RAGIONI DEL FEELING (SCHEDA) (ANSA) - ROMA, 1 FEB - Silvio Berlusconi, arrivato oggi a Gerusalemme per una visita definita «storica», è stato accolto dal premier Benjamin Netanyahu come «il migliore amico di Israele», non solo in Europa ma «nel mondo». E anche la stampa israeliana da giorni sta presentando il mega-vertice tra i due governi come il segno di una partnership 'specialè tra i due Paesi. Tanto che al presidente del Consiglio sarà concesso un onore fin qui riservato a pochissimi leader internazionali nel corso della pur breve storia dello Stato ebraico: un discorso davanti alla Knesset, il parlamento israeliano. Ma cosa lega Italia e Israele a questo modo? E da quando gli israeliani considerano Roma uno degli interlocutori privilegiati sulla scena internazionale? In Israele si riconosce da anni a Berlusconi il merito 'personalè di aver rivoluzionato la strategia italiana in Medio Oriente rispetto alla politica filo-araba di ispirazione 'matteianà nel cui solco avevano camminato, a partire dagli anni '60 del secolo scorso, i vari Moro, Craxi e Andreotti. Non che l'Italia sia mai stata 'ostilè allo Stato ebraico (Andreotti coniò il concetto di «equivicinanza» in Medio Oriente), ma furono in molti in quegli anni a percepire una maggiore sensibilità dei leader italiani alle aspirazioni del popolo palestinese. Con Berlusconi cambia tutto. Fin dal suo primo governo nel 1994, il diritto alla sicurezza di Israele diventa una delle direttrici fondamentali dell'azione diplomatica italiana nella regione. Accanto, certo, a quello dei palestinesi ad avere finalmente uno Stato. Negli anni, i governi guidati da Berlusconi (pur conservando la naturale interlocuzione con i paesi arabi, anche con quelli più distanti da Israele, come la Libia) saranno percepiti sempre più dallo Stato ebraico come particolarmente 'amicì. E a raccontarlo sono i fatti. Nel 2003, Hamas viene inserito nella black-list europea dei movimenti terroristici proprio su pressione della presidenza di turno italiana. Più recentemente sono state accolte con soddisfazione in Israele la decisione italiana di boicottare la controversa conferenza Onu sul razzismo 'Durban IÌ per il suo contenuto «antisemita» e il voto contrario, sempre in ambito Nazioni Unite, al rapporto Goldstone, estremamente critico verso l'offensiva militare israeliana Piombo Fuso nella Striscia di Gaza del Natale 2008. E malgrado Roma figuri come uno dei primi partner commerciali dell'Iran, il governo italiano sostiene l'inasprimento delle sanzioni contro il regime di Teheran in chiave anti-nucleare: uno, anzi 'il' dossier considerato in questo momento da Israele di importanza 'vitalè (nel senso letterale del termine). Se alla 'sostanzà politica si unisce il feeling, anche personale, tra Berlusconi e Netanyahu, ecco spiegati gli 'onorì con i quali oggi il presidente del Consiglio è stato accolto a Gerusalemme.(ANSA). AMB 01-FEB-10

BERLUSCONI: SONO ITALIANO CHE HA PIANTATO PIÙ ALBERI (ANSA) - GERUSALEMME, 1 FEB - «Credo di essere l'italiano vivente che ha messo a dimora più alberi». Si è espresso così oggi il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, piantando a Gerusalemme, nella Foresta delle Nazioni, un giovane ulivo quale gesto simbolico di amicizia con Israele, in apertura del vertice bilaterale in programma fino a domani. «Questa è una cerimonia piena di significato» ha detto Berlusconi, dicendosi felice di poter piantare un albero che «è simbolo di fratellanza tra gli uomini e di amicizia tra le nazioni». Il presidente del Consiglio ha poi sottolineato il suo personale amore per questi alberi. «Sono l'unico italiano a fare collezione di ulivi antichi - ha sottolineato -, in Sardegna ho almeno 20 ulivi che hanno più di mille anni, con la certificazione dell'Università di Gerusalemme, che ne ha due mila. Io, scherzando, dico qualche volta ai miei ospiti che quest'ultimo viene direttamente dall'orto Getsemani e che il segno visibile sul tronco è un segno lasciato dal ginocchio di Gesù». LR/FV 01-FEB-10

BERLUSCONI SOGNA ISRAELE IN UE,NON SI PENSI CANCELLARLA/ANSA MAI PIÙ ORRORE OLOCAUSTO,NON RIPETERE ERRORE FATTO CON NAZISTI (dell'inviata Milena Di Mauro) (ANSA) - GERUSALEMME, 1 FEB - Silvio Berlusconi ha un sogno grande: «portare Israele tra i paesi dell'Ue». È la promessa che il premier italiano fa a Benjamin Netanyahu arrivando a Gerusalemme, accolto da amico e con gli onori più grandi. «La nostra anima urla 'Non è vero, non può essere verò. E poi grida sconfitta 'Mai, mai più» scrive commosso il premier italiano sul libro delle firme, dopo aver ravvivato la fiamma eterna che arde allo Yad Vashem in memoria dei sei milioni di ebrei sterminati dall'Olocausto. Con grande concentrazione Berlusconi depone una corona di fiori mentre lo speaker ricorda il tempo in cui qualcuno volle cancellare il nome e la cultura di Israele. E lui, che viene da amico («l'amico più grande», dice Netanyahu), promette il suo aiuto perchè questo non accada mai più. «Questo popolo vede ancora oggi messa in discussione la sua esistenza da parte di qualcuno. Noi ci dobbiamo opporre tutti insieme, come comunità internazionale, affinchè questo non possa assolutamente verificarsi», dice tra le prime cose subito dopo l'arrivo, nella cerimonia al palazzo del governo insieme alla robusta delegazione di sette ministri, con lui venuti a dimostrare amicizia e vicinanza al popolo d'Israele. Il premier rimarca con forza la necessità di non essere «indifferenti» di fronte alle minacce contro Israele e chiede all'occidente di non ricadere nell'errore compiuto con la Germania nazista. Berlusconi non nomina l'Iran ma, del resto, già si era fatto precedere da un'intervista al quotidiano liberal Haaretz nella quale in modo esplicito diceva che Teheran non può pensare di distruggere Israele e non può avere l'atomica. Questa, il premier italiano lo sa, è una delle questioni centrali della 'storicà visita. Per questo Berlusconi sa di doversi impegnare a Gerusalemme perchè la comunità internazionale si opponga a chi solo ipotizza la fine dello stato di Israele. Che il premier vuole portare in Europa. «Il mio sogno più grande, fin tanto che resterò tra i protagonisti della politica, è annoverare Israele tra i paesi dell'Ue», dice solennemente ad inizio visita. «È già stata individuata una road map per far decollare il progetto», conferma il ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, anche lui a Gerusalemme. Perchè l'Italia e Israele, ribadisce il premier, sono «due paesi vicini». Ed è importante «essere noi, con la cultura giudaico-cristiana, alla base della civiltà occidentale europea». La tre giorni che inizia oggi è perciò solo la prima di una lunga serie di vertici. «Israele deve essere per noi uno dei cinque paesi più importanti per fare collaborazione». Dopo aver piantato oggi un ulivo alla Foresta delle Nazioni, prima del viaggio nella memoria allo Yad Vashem, Berlusconi - che con franchezza ha già chiesto a Netanyhau di fermare la politica degli insediamenti e dialogare con la Siria per arrivare alla restituzione del Golan - già stasera sarà a cena al King David con il premier israeliano ed i ministri italiani. Domani è il giorno dedicato al vertice bilaterale e alla plenaria con i ministri al palazzo del governo. Ma a suscitare attesa è il discorso alla Knesset dell'ultima giornata di visita, («il più importante della mia vita», avrebbe confidato il premier). Prima dell'incontro altrettanto atteso con presidente dell'Anp Abu Mazen, a Betlemme. DU 01-FEB-10



 
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