 | Info dal Campidoglio: ROMA; CORTE CONTI BOCCIA BILANCI COMUNE 2004-07 |
MINATA STABILITÀCONTI;DERIVATI KO;CONTATE ENTRATE SOLO PREVISTE (di Gabriele Santoro) (ANSA) - ROMA, 18 GIU - Quattro anni di gestione finanziaria, tra il 2004 e il 2007, in cui sarebbe stata «compromessa la stabilità dei conti» del Campidoglio. A sostenerlo è la Corte dei Conti nella sua 'Indagine di controllo sulla gestione finanziaria del Comune di Roma - Esercizi 2004-2007', un documento di 364 pagine stilato dalla Sezione regionale di controllo per il Lazio dopo oltre un anno di minuziose analisi dei conti del Comune e che ha individuato, in relazione a quel periodo nel quale in Campidoglio sedeva l'amministrazione di centrosinistra di Walter Veltroni, una serie di criticità. Si va dal mancato adeguamento del regolamento di contabilità alla necessità di potenziare gli uffici preposti alla gestione economico finanziaria; vi si auspica la creazione di un nuovo sistema di governance delle partecipate e la redazione di un bilancio consolidato del gruppo Comune di Roma, oltre a un rilievo relativo al mancato accantonamento di risorse finanziarie a copertura di pretese risarcitorie di terzi. Nella parte seconda si affronta poi il tema della pianificazione di bilancio, che sarebbe priva di valutazioni di attendibilità dell'entrata e di congruità nella spesa, si valuta inadeguata l'attività di revisione interna e si rileva come la gestione finanziaria avrebbe generato flussi di cassa negativi. Ma è nelle parti relative alla costruzione degli equilibri di bilancio che si leggono alcune delle annotazioni più dure dei magistrati contabili, per i quali sarebbe stato fatto, negli anni in esame, un ricorso eccessivo all'avanzo di bilancio.

La Corte inoltre ha rilevato come sarebbero state utilizzate entrate in conto capitale per la copertura delle spese correnti, pratica adatta a «esigenze di carattere non continuativo», e ciò sarebbe accaduto in particolare per le concessioni cimiteriali i cui proventi «vengono assimilati di fatto alle entrate da oneri di urbanizzazione», una prassi che «non trova alcun riscontro». Inoltre per i giudici pesano sul bilancio del Comune entrate incerte, perchè previste per il futuro, come gli introiti delle contravvenzioni stradali e il recupero dell'evasione. Poi, i debiti fuori bilancio: al 28/04/2008 gli impegni non contabilizzati ammontavano secondo la relazione a 829.031,667 euro. La Corte dei Conti ha infine tenuto conto dei ricalcoli dei residui attivi, e ha riscritto, riconteggiando, la storia contabile del quadriennio: nel 2004 a fronte di un risultato di amministrazione di 1.014.094,288 euro, il risultato 'ricalcolatò è di 507.258,730 euro. Più stretta la forbice relativa al 2005 e al 2006 ma è nel 2007 che la differenza si impenna: a fronte di 427.769,119 euro di risultato di amministrazione, il ricalcolato è di -712.503,029. Severa anche la valutazione sui derivati finanziari, il cui valore di mercato, aggiornato a settembre 2009, ammonta a -73,8 milioni di euro. Secondo la Corte «diversi esempi dimostrano l'assenza di un'adeguata valutazione dei rischi di evoluzione degli scenari di tasso di interesse e l'assenza di equilibrio nelle prestazioni corrispettive, il pagamento di commissioni implicite, lo spostamento di oneri su esercizi più lontani. Non pare - dicono ancora i magistrati - che la complessiva gestione delle operazioni di finanza derivata poste in essere dal Comune abbia rispettato gli obiettivi fissati dalla legge di riduzione del costo finale del debito e riduzione dell'esposizione ai rischi di mercato». «L'opposizione mena fendenti che non tengono in considerazione i dati oggettivi e spietati diffusi dalla Corte dei conti sull'incapacità di gestire le risorse pubbliche da parte delle precedenti giunte - ha commentato il capogruppo Pdl capitolino Luca Gramazio - Nella relazione la 'farsà contabile di Veltroni & Co. viene spiegata con termini giuridici inequivocabili».(ANSA) J5J-TZ 18-GIU-10
COMUNE, ALEMANNO: «DOPO INDAGINE CORTE CONTI NO POLEMICHE SU GESTIONE» (OMNIROMA) Roma, 18 giu - L'indagine della gestione finanziaria della Corte dei conti per il quadriennio 2004-2007 «conferma da una parte quanto detto dalla relazione della Ragioneria dello Stato e dall'altra da quella del commissario Oriani». È quanto ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno incontrando i cronisti durante una pausa del «conclave» tra componenti della giunta comunale ed esponenti del Pdl a Monte Porzio Catone parlando della Indagine di controllo della gestione finanziaria del Comune di Roma per gli esercizi 2004-2007 della Corte dei conti. «Non vorrei che da questa relazione della Corte dei conti non nasca un nuovo 'avvitamento polemicò tra maggioranza e opposizione. Mi aspetto e mi auguro che da parte dell'opposizione ci sia un atteggiamento responsabile verso il debito, e che ci sia un approccio positivo e costruttivo, e un atteggiamento responsabile e non polemico sul bilancio». gmv 182007 giu 10
MANOVRA:ROMA; CORTE CONTI, VALORE MERCATO DERIVATI -73,8 MLN MAGISTRATI, TRA 2004-2007 SCORRETTA VALUTAZIONE PREZZO DERIVATO (ANSA) - ROMA, 18 GIU - Il valore di mercato delle operazioni stipulate dal Comune di Roma con i contratti derivati, aggiornato a settembre 2009, ammonta a -73,8 milioni di euro. È quanto si legge nell'Indagine di controllo sulla gestione finanziaria del Comune di Roma - Esercizi 2004-2007 della Corte dei Conti. I magistrati contabili hanno preso in esame i contratti derivati stipulati dal Campidoglio a decorrere dal 2002, e hanno dato la loro spiegazione sul perchè del risultato negativo. Ci sarebbe stata innanzitutto una scorretta valutazione del giusto prezzo del derivato: «Al momento della stipula l'Ente deve saper valutare se certi scenari non siano stati costruiti ad hoc da parte dell'intermediario». Inoltre è stato rilevato uno squilibrio delle prestazioni reciproche: nel caso del Campidoglio per la Corte sembrerebbe essere mancata «una strategia unitaria di gestione del debito e una valutazione equilibrata dei rischi; non era difficile prevedere che certe operazioni avrebbero dato origine a flussi finanziari netti a sfavore del Comune». Inoltre «in alcuni casi vi è la presunzione di corresponsione di commissioni implicite, dati il palese squilibrio delle prestazioni reciproche e l'assenza di upfront». I magistrati annotano inoltre la concentrazione della stipula dei derivati con un solo intermediario, Ubs (45,5%), e sottolineano come «per un ente come il Comune di Roma sarebbe ragionevole attendersi margini competitivi e ridotti. Nel rinnovo del 2004 sembra esserci evidenza di una commissione implicita». In un altro passaggio si legge che «nel caso di rinegoziazione del contratto l'assorbimento di un mark to market negativo relativo al precedente contratto nel nuovo impedisce di far emergere con chiarezza il debito del Comune, che viene regolato extrabilancio, commettendo così una grave irregolarità contabile».(ANSA) J5J-TZ 18-GIU-10
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