Il presidente della Commissione Sicurezza: “Fare spazio agli aventi diritto”
“Controlli accorti e sistematici all’interno dei campi nomadi della Capitale, non solo consentono di consegnare alla giustizia chi si macchia di reati, ma liberano posti da destinare a chi è in regola e rispetta le norme e dunque ha diritto a permanere sul territorio nazionale – lo dichiara in una nota Fabrizio Santori, Presidente della Commissione Sicurezza del Comune di Roma in merito all’intervento richiesto dalla Procura Distrettuale Antimafia a seguito delle operazioni condotte dalla Compagnia dei Carabinieri del Nucleo Operativo Roma Eur, che ha sgominato una banda di nomadi truffatori accusati di traffico internazionale di stupefacenti, falso, riciclaggio di auto di lusso e truffa ai danni dello Stato .
“Oltre alle verifiche relative alla fedina penale degli occupanti, è indispensabile che si proceda anche ai controlli sulle intestazioni di beni materiali dei nomadi che vivono all’interno delle strutture autorizzate dal Comune di Roma, affinché proprietà non consone all’attività svolta ed alla reale fonte di guadagno possano rappresentare un valido indizio da seguire per smascherare ben più corposi traffici illeciti – conclude Santori”.
Roma, 22 luglio 2010
DROGA E RICICLAGGIO AUTO, 26 ARRESTI A ROMA BANDA SLAVI OBBLIGAVA A RICONOSCERE FIGLI PER PERMESSI SOGGIORNO (ANSA) - ROMA, 22 LUG - Ventisei ordinanze di custodia cautelare per traffico internazionale di stupefacenti, falso, riciclaggio di auto di lusso e truffa ai danni dello Stato sono state eseguite la scorsa notte dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia Roma Eur nei confronti di due clan slavi della capitale. Dagli anni '70, inoltre, l'organizzazione obbligava italiani a riconoscere la paternità dei figli dei componenti della banda, o persone a loro vicine, nati dall' unione di cittadini dell'ex Jugoslavia in modo tale da far risultare i bambini italiani e permettere alle madri di richiedere i permessi di soggiorno per i ricongiungimenti familiari. Con lo stesso obiettivo costituivano imprese e società fittizie per dimostrare un'attività lavorativa e un reddito in Italia; alcuni di loro risultavano, falsamente, lavoratori per conto di italiani compiacenti. Secondo gli investigatori, attraverso la produzione di falsi documenti d'identità e certificati, riuscivano ad ingannare gli uffici pubblici di vari comuni italiani ottenendo l'attestazione di essere nati in Italia e quindi il rilascio di carte d'identità valide per l'espatrio, patenti di guida e codici fiscali. (ANSA).