 | Info dal Governo: PASSA UNA MANOVRA ECCELLENTE MA IL DIBATTITO E' SUL PDL |
I quotidiani non ne parlano, impegnati come sono nel dare soverchio spazio alle questioni interne del Popolo della Libertà. Ma intanto il Governo ha varato anche alla Camera quella manovra da 25 miliardi di euro che servirà a proteggere il nostro Paese dalla speculazione finanziaria e che soprattutto ridarà fiato allo sviluppo dell’economia. Il deficit passerà così dal 5% del Pil, il Prodotto interno lordo che misura la nostra ricchezza, al 2,7% entro la fine del 2012. I 25 miliardi di manovra sono composti, grosso modo, da 15 miliardi di minori spese e 10 miliardi di maggiori entrate. Il tutto senza mai mettere le mani nelle tasche dei cittadini, un merito questo che un’opposizione ormai allo sbando non ha voluto riconoscere ma che è stata premiata dagli italiani, i quali hanno riconfermato la propria fiducia nel Governo e nel Presidente Berlusconi.
Che i sacrifici fossero necessari lo sapevano tutti ed il messaggio è passato. Ma si è riusciti anche a mantenere la coesione sociale, grazie alla costruzione di quella barriera di 32 miliardi di euro destinati a Cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga, per chi non ha un contratto di lavoro e si trova così protetto per la prima volta nella storia del nostro Paese. Il provvedimento imposto dall’Unione Europea era inevitabile ed è stato contrastato dagli enti locali, soprattutto dalle Regioni. Ma è anche vero che la manovra è andata a colpire i costi della politica con un taglio di 1.000 euro mensili per i parlamentari della Camera e del Senato e con una riduzione del 10% sui rimborsi delle spese elettorali dei partiti politici. Un taglio analogo e trasversale del 10% lo hanno subito i ministeri verso i quali sarà possibile una nuova stretta nel caso in cui le riduzioni non raggiungessero i livelli indicati. Affianco di questi segnali molto forti, il Governo ha lasciato aperta ogni porta alla liberalizzazione delle aziende: d’ora in poi ci vorrà meno burocrazia per mettere in moto un’impresa, spazzando via così tutto quel sistema vecchio e arretrato di licenze, concessioni, autorizzazioni. È stato rivisto anche il pacchetto delle misure fiscali nei confronti delle imprese proprio per accelerare i tempi di riscossione. E sono stati previsti sgravi nei confronti di tutte quelle aziende che si consorzieranno o che decideranno di investire nel Meridione. Siamo di fronte insomma ad una manovra molto ben bilanciata e certo inferiore nelle quantità ai corrispondenti provvedimenti decisi negli altri Paesi europei. E non è un caso che nella solida e ricca Germania il Cancelliere Merkel abbia visto scendere il proprio consenso al di sotto del 30%, mentre il Presidente Sarkozy, in Francia, ha dovuto anche lui subire un netto calo di fiducia. In Italia resta invece saldo al di sopra del 60% il gradimento dei cittadini verso il Presidente Berlusconi. Sono questi i motivi concreti per chiederci come mai stamani i quotidiani non abbiano prestato la debita attenzione a questa manovra che avrà qualche difetto ma può vantare un grande pregio: quello di avere stabilizzato in breve tempo un bilancio pubblico che già il nostro Governo aveva avuto il merito di mettere in ordine nei difficili mesi precedenti.
Ripresa, i segnali ci sono. Ecco quali
La ripresa c’è. E si comincia ad intravvedere. I segnali vengono fotografati dall’Isae, l’Istituto di ricerca economica del ministero dell’Economia. Gli indicatori messi a punto dal centro di ricerche mostrano un netto miglioramento in luglio della fiducia nei servizi di mercato e nelle imprese manifatturiere; trend positivo (anche se il dato è riferito a giugno) anche per il settore delle costruzioni. Peggiora al contrario la fiducia dei commercianti italiani. Questa fotografia, quindi, mostra un’economia produttiva in ripresa, trainata dalla domanda estera, mentre stentano a decollare i consumi interni. Per quanto riguarda le imprese manifatturiere, l'indice sale a 98,3 da 96,3 dello scorso mese, tornando sui valori del giugno 2008. Il miglioramento, spiega l'Isae, "e' dovuto al netto recupero degli ordini e della domanda, in presenza di una sostanziale stabilita' delle attese di produzione e di un lieve accumulo delle giacenze di prodotti finiti". L'aumento della fiducia e' diffuso in quasi tutte le ripartizioni geografiche: l'indice sale marcatamente nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno (rispettivamente da 101,7 a 103,8 e da 85,8 a 88,5) e piu' moderatamente nel Nord Est (l'indice passa da 98,4 a 99,6) mentre e' sostanzialmente stabile nel Centro (da 95,0 a 95,1). Segnali incoraggianti emergono anche dalle domande trimestrali sull'utilizzo della capacita' produttiva. Prosegue – osserva l’Istituto - "il lento recupero del grado d'utilizzo degli impianti industriali, che si colloca a 69,5 da 67,8 del primo trimestre; e' costante, invece, la durata della produzione assicurata sulla base dell'attuale portafoglio ordini (3 mesi come nel primo trimestre). Le imprese considerano poi in recupero il flusso di nuovi ordini e si attendono un lieve miglior andamento del volume dell'export nei prossimi mesi, in relazione anche ad una percezione di miglioramento della propria posizione competitiva, sui mercati nazionali ed esteri. Recupera anche il saldo relativo alle ore lavorate, ma si accumulano le scorte di prodotti intermedi; aumenta infine dopo quattro trimestri la quota delle imprese che ritengono adeguata la capacità produttiva.
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