 | Info dal Governo: BERLUSCONI METTE FUORI FINI CHE RISPONDE, NUOVI GRUPPI |
(Di Paolo Dallorso e Matteo Guidelli) (ANSA) - ROMA, 29 LUG 2010 - Alla fine la rottura, quella definitiva, insanabile, è arrivata. E le parole - scritte nell'ufficialità di un documento votato da 33 membri dell'ufficio politico su 36 - aggettivano pesantemente il solco della crisi. Berlusconi, addirittura, parla di Fini al passato («i litigi erano un prezzo troppo alto») e quasi lo deride quando, denunciando il suo venir meno dal ruolo istituzionale, nel documento ricorda con una punta di sarcasmo come il presidente della Camera avesse «rivendicato il suo ruolo superpartes» solo durante la campagna elettorale delle regionali. Per «non dare il suo sostegno» al bene comune del partito, rincara. Una terzietà a senso unico, insomma, e di comodo, è l'accusa di Berlusconi che fa ripercorrere quasi minuto per minuto dettagliatamente tutto il travagliato rapporto con Fini nel documento.
Un Fini il cui «atteggiamento distruttivo non era prevedibile» ma che tuttavia ha via via evidenziato un profilo politico di opposizione al governo, al partito ed alla persona del Presidente del Consiglio«. Accuse pesanti che quasi fanno passare in secondo piano il deferimento ai probiviri di Granata, Briguglio e Bocchino, annunciato nelle prime righe del documento che poi dedica le sei cartelle solo ad attaccare (con motivazioni) Fini. L'ex leader di An, dunque, è fuori dal partito, dunque. Ma fuori anche dalla presidenza della Camera. Un desiderata, questo. Forse solo una richiesta politica ad effetto alla quale, pur indirettamente, Fini risponde seccamente scandendo che la terza carica dello Stato non è »nelle sue disponibilità«. Una situazione che il Capo dello Stato, si sottolinea in ambienti parlamentari, sta seguendo con attenzione non senza preoccupazione. Intanto la risposta politica dei finiani - costruita pezzo per pezzo durante tutta la giornata - arriva in contemporanea alla conferenza stampa del premier a Palazzo Grazioli e ai primi lanci d'agenzia: dimissioni dal gruppo e formazione di gruppi autonomi. I numeri, almeno quelli fatti circolare alla Camera e al Senato fanno esultare gli uomini vicini a Fini, che ha però deciso di rinviare ad una conferenza stampa da tenere domani la controreplica al Cavaliere. E di argomenti cui ribattere ce ne sono molti: »dall'assoluta incompatibilità delle posizioni dell'On. Fini con i principi ispiratori del Popolo della Libertà, con gli impegni assunti con gli elettori e con l'attività politica del Popolo della Libert…«, alla denuncia del venire meno della fiducia del PdL nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera» fino all'aver volutamente profittato della libertà di dissenso nel partito per trasformarla da «legittima a uno stillicidio di distinguo» finalizzati ad una «critica demolitoria». E ci vuole tutta la storia politica e lo sforzo diplomatico di Ignazio La Russa per leggere in quel 'viene meno allo stato la fiducià nei confronti di Fini (unica aggiunta al documento entrato a Palazzo Grazioli) un modo per «non chiudere la porta a chiave» in faccia all'ex leader di An.(ANSA).
DA FINI VIA LIBERA A GRUPPI,RESTO PRESIDENTE CAMERA/ANSA GIÀ PRONTE LETTERE DIMISSIONI DA PDL DEI PARLAMENTARI (di Milena Di Mauro) (ANSA) - ROMA, 29 LUG - Le dimissioni di 34 deputati finiani dal gruppo del Pdl sono già in mano al capogruppo Fabrizio Cicchitto, domani dovrebbero arrivare a Maurizio Gasparri, ex compagno di strada, quelle di 14 senatori. E in tarda mattinata i gruppi autonomi dei fedelissimi del Presidente della Camera dovrebbero già essere costituiti, con correlata conferenza stampa di Gianfranco Fini, politicamente 'espulsò dall'ufficio di presidenza del Pdl (che ha anche deferito ai probiviri Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata). Berlusconi aveva appena terminato di dare lettura del duro documento politico che sancisce il definitivo divorzio dei due co-fondatori del Pdl. E Fini, riunito con i suoi a Montecitorio, dava la linea: fedeltà al governo e ad ogni impegno preso con gli elettori del Pdl mai in discussione, gruppi autonomi, stop alle esternazioni incontrollate dei singoli. Quanto alla Presidenza della Camera, una secca replica al premier che parla di un «venir meno» della fiducia del Pdl rispetto al ruolo di garanzia del Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni: «La presidenza della Camera non è nella disponibilità del presidente del Consiglio. Io non mi dimetto». Fini ha adesso gioco facile nel portare dalla sua parte quei parlamentari a lui fedeli che ancora oggi aspettavano di vedere quanto duro fosse il documento di censura politica verso il Presidente della Camera prima di dare la loro disponibilità all'ingresso in un gruppo autonomo. Berlusconi ha parlato di una insopportabile «forma di dissenso all'interno del partito che si manifesta nella forma di una vera e propria opposizione, con tanto di struttura organizzativa, tesseramento e iniziative, prefigurando già l'esistenza sul territorio e in Parlamento di un vero e proprio partito nel partito, pronto, addirittura, a dar vita a una nuova aggregazione politica alternativa al Popolo della liberta». E più in generale il documento, commentano i finiani «ha superato anche le più pessimistiche previsioni».(ANSA).
NOME GRUPPO FINI, FUTURO E LIBERTÀ PER L'ITALIA (ANSA) - ROMA, 30 LUG - Il nome dei nuovi gruppi parlamentari formati da deputati e senatori finiani è 'Futuro e libertà per l'Italià. Lo si apprende da alcuni deputati vicini al presidente di Montecitorio e confermato dal sito di Generazione Italia.(ANSA). FINI DÀVITA NUOVI GRUPPI,'FUTURO E LIBERTÀPER ITALIÀ/ANSA CI SONO I NUMERI ALLA CAMERA (33); QUALCHE PROBLEMA AL SENATO (di Alberto Mario Pagano) (ANSA) - ROMA, 30 LUG - La conferenza stampa di Fini è finita da una manciata di minuti, quando il vicepresidente di turno della Camera, Maurizio Lupi, dà l'annuncio, nell'aula di Montecitorio, della costituzione del gruppo parlamentare finiano «Futuro e libertà per l'Italia». Lo «strappo» annunciato con il Pdl di Silvio Berlusconi, è così formalizzato. Lupi enuncia i nomi dei trentatrè deputati che hanno firmato per dare vita al nuovo gruppo. Tra questi anche membri del governo: Andrea Ronchi, ministro delle Politiche europee, Adolfo Urso, viceministro allo Sviluppo economico, Roberto Menia, sottosegretario all'Ambiente e Antonio Buonfiglio, sottosegretario all'Agricoltura. Nella lista, ovviamente, anche i tre parlamentari deferiti ai probiviri del Pdl: Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio. Tempi brevissimi, dunque, tra la conferenza stampa del presidente e l'ufficializzazione della rottura in Aula: infatti, per costituire nuovi gruppi parlamentari in corso di legislatura la procedura è molto semplice. Occorre che i deputati che desiderano creare una formazione politica scrivano una lettera al presidente della Camera, nella quale dichiarano di volersi dimettere dal precedente gruppo di appartenenza e di volerne costituire uno nuovo. Nella stessa lettera devono indicare i nomi dei componenti il nuovo gruppo. Fondamentale è il numero dei parlamentari: per la Camera servono almeno 20 deputati; per il Senato ne bastano 10. Finchè i gruppi dei 'finianì non si riuniranno ed eleggeranno i capigruppo, a rappresentarli saranno dei 'reggentì. Alla Camera è Giorgio Conte, mentre per Palazzo Madama, dove oggi non erano in programma lavori parlamentari, si dovrà attendere l'inizio della settimana prossima. Tuttavia al Senato si propettano problemi molto più complessi e rilevanti: infatti se a Montecitorio i finiani contano su 33 parlamentari, a Palazzo Madama arrivare a 10 senatori è più complicato e potrebbe richiedere il 'passaggiò ai 'finianì di uno o due parlamentari non provenienti dalla vecchia An. Per ora sono voci: si parla di Barbara Contini, ex 'governatrice di Nassiriyà come 'new entry' finiana; e qualcuno ipotizza pure un 'rientrò della senatrice Adriana Poli Bortone. Certo è che, al momento, gli uomini accreditati a Fini, nonostante le rassicurazioni dei senatori fedeli al presidente della Camera, non superano i nove. Andrea Augello, senatore e sottosegretario alla Funzione pubblica stoppa i dubbi e mette nero su bianco, in serata, che non seguirà il presidente: «Sono contrario a scissioni e gruppi separati. Rispetto la decisione dei colleghi che seguiranno Fini, ma io continuerò ad impegnarmi, all'interno del Pdl, per un partito più democratico e partecipato».(ANSA). PAG 30-LUG-10
FINI, NON LASCIO CAMERA. LEALE MA AVRÒ MANI LIBERE/ANSA NASCE FUTURO E LIBERTÀ;PREMIER ILLIBERALE CON LOGICHE AZIENDALI (di Milena Di Mauro) (ANSA) - ROMA, 30 LUG - Dalla Camera Gianfranco Fini non si dimetterà, come gli chiede Silvio Berlusconi con una «concezione non propriamente liberale della democrazia» e con «logica aziendale». Con i finiani sosterrà «lealmente» il governo, ma solo se agirà «davvero nel solco del programma elettorale». Mani libere invece sulle scelte «ingiuste o lesive dell'interesse generale». E nessun passo indietro sulla legalità, l'etica pubblica, la coesione nazionale, il rispetto delle regole, su un garantismo che non è però pretesa impunità. Un sospiro profondo, liberatorio, esce dal petto di Gianfranco Fini quando finisce di leggere le due paginette di risposta alla scomunica arrivata ieri da Silvio Berlusconi e dai vertici del Pdl. Lo circondano decine di telecamere e giornalisti (ai quali non dà modo di rivolgere domande) e «le donne e gli uomini liberi» che da oggi hanno già costituito alla Camera il gruppo dei 33 finiani 'Futuro e Libertà per l'Italià, come immediata protesta contro quella che Fini stesso definisce una «espulsione di fatto» dal partito che ha contribuito a fondare. Se alla Camera il gruppo è già registrato (ed ha nel giovane Giorgio Conte un reggente provvisorio) al Senato invece si deciderà lunedì. Già si è raggiunto il tetto dei dieci senatori necessari a fare gruppo, con il passaggio nelle truppe finiane di Barbara Contini, ex azzurra ed ex governatrice a Nassirya. Pasquale Viespoli assicura che aderirà mentre Andrea Augello, che molto si è speso per la mediazione, resta nel Pdl. Ma intanto Fini ringrazia «dal più profondo del cuore» chi lo ha sostenuto «in queste ore difficili» invitandolo ad andare avanti: parlamentari ma anche cittadini, «tantissimi». «In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare», parte all'attacco Fini di fronte alla stampa, chiarendo subito che non lascerà lo scranno più alto di Montecitorio «perchè è a tutti noto che il Presidente deve garantire il rispetto del regolamento e la imparziale conduzione della attività della Camera» e «non deve certo garantire la maggioranza che lo ha eletto». «Sostenerlo dimostra una logica aziendale - attacca il premier Fini - modello amministratore delegato-consiglio di amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni». Nei progetti futuri di Fini c'è l'idea di «continuare nella difesa di valori irrinunciabili», primo tra tutti la legalità «intesa come etica pubblica, senso dello Stato, rispetto delle regole». «Un impegno che avverto come preciso dovere - respinge l'accusa di 'tradimentò Fini - anche per onorare il patto con quei milioni di elettori del Pdl». Ma soprattutto c'è l'idea, con i suoi gruppi, di «sostenere lealmente il governo, ogni qual volta agirà davvero nel solco dl programma elettorale» e senza esitare «a contrastare scelte dell'esecutivo ritenute ingiuste o lesive dell'interesse generale». Appoggio leale, dunque, ma ben ponderato di volta in volta. Un proposito che potrebbe creare imbarazzi alla delegazione finiana al governo (il ministro Ronchi, il vice Urso, i quattro sottosegretari Menia, Bonfiglio, Augello e Viespoli) che oggi Berlusconi è tornato ad elogiare, confermando che la squadra con cui lavora bene non si cambia dopo la rottura con Fini. «Ieri è stata scritta una brutta pagina per il centrodestra e, più in generale, per la politica italiana - conclude la sua comunicazione alla stampa Fini -. Ciò tuttavia non ci impedirà di preservare i valori autenticamente liberali e riformisti del Pdl e di continuare a costruire un Futuro di Libertà. Per l'Italia». (ANSA). DU 30-LUG-10
LA PREOCCUPAZIONE DEL COLLE, SALVAGUARDARE ISTITUZIONI/ANSA NON ENTRA NEL CONFRONTO NEI PARTITI;PRESSING DICASTERO SVILUPPO (di Giuseppe Tito) (ANSA) - ROMA, 30 LUG - Il Colle segue sempre con la massima attenzione gli sviluppi della situazione politica e attende che si chiuda in tempi rapidi la partita per il successore di Claudio Scajola al ministero dello Sviluppo. Napolitano non intende entrare nel merito delle discussioni e delle decisioni interne ai partiti ma non rimane insensibile alle ricadute che certi strappi, come quello avvenuto tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, possano avere sulla continuità della vita istituzionale, nell'interesse generale del Paese. Di questo il Capo dello Stato avrebbe parlato nel pomeriggio, non senza far trasparire un filo di preoccupazione, con una delegazione del Pd guidata dal segretario Pier Luigi Bersani. Un incontro nel corso del quale è stata tra l'altro illustrata al presidente della Repubblica l'esigenza di un confronto in Parlamento sulla situazione politica. Il Colle non intende dunque intromettersi nel dibattito politico interno, per quanto duro, ma vigila affinchè le questioni nodali che riguardano l'attività istituzionale non vengano lasciate irrisolte. E questo vale tanto per la definizione di organi come il Consiglio superiore della magistratura (andata a buon fine in Parlamento, con la nomina dei membri laici, dopo la moral suasion del Quirinale) quanto per la messa a punto di tutte le caselle del governo. Per questo motivo Napolitano ritiene indispensabile la rapida soluzione del dopo Scajola al dicastero dello Sviluppo, ministero ritenuto strategico in una fase economica delicata e con una trattativa complessa in corso sul futuro della Fiat. E in questa chiave, in ambienti politici, si legge l'incontro con il presidente dell'azienda automobilistica, John Elkann, al Quirinale, per fare il punto sulle scelte del gruppo e capire meglio le strategie messe in atto e cosa queste comportano, anche ai fini occupazionali nel nostro paese. Un segnale, un modo per avvertire che il Colle, si ragiona nei medesimi ambienti, interviene per colmare alcuni vuoti, nel caso specifico creati dall'assenza di un importante ministro come quello dello sviluppo economico. L'indicazione del successore di Scajola da sottoporre all'approvazione del Colle era attesa per questa settimana, ma così non è stato. La prossima settimana, si sottolinea in ambienti di governo, potrebbe essere quella buona.(ANSA). TG 30-LUG-10
GOVERNO:BERLUSCONI A RONCHI, SQUADRA NON CAMBIA ++ I FINIANI LAVORANO BENE E NON HO DUBBI SU LORO LEALTÀ (ANSA) - ROMA, 30 LUG - «Gli amici di Fini al governo lavorano bene, non ho dubbi sulla loro lealtà e non ho ragione di modificare la squadra di governo. Quindi si prosegue così». A margine del consiglio dei ministri, il premier Silvio Berlusconi - secondo quanto riferito - ha ripetuto al ministro Andrea Ronchi il concetto già espresso ieri quando, annunciando alla stampa la rottura con Fini, aveva spiegato che sulla permanenza dei finiani al governo avrebbe deciso il governo, ma per quanto lo riguardava personalmente non avrebbe avuto difficoltà a continuare la collaborazione con i «validi ministri» finiani. (ANSA).
Pdl: la bozza del documento dell’ufficio di presidenza  «L’Italia necessita di profondi cambiamenti sia nella sfera economica che in quella politica e istituzionale. L’azione del nostro governo presieduto da Silvio Berlusconi e la nascita del Pdl rappresentano ciascuno nella propria sfera, la risposta più efficace alla crisi del Paese. Il governo ha dovuto agire nel pieno della crisi economica più grave dopo quella del 1929, riuscendo a evitare, da un lato, gli effetti più dirompenti della crisi sul tenore di vita delle famiglie e dei lavoratori, e, dall’altro lato, preservando la pace sociale e la tenuta dei conti pubblici. Con la nascita del Pdl, dall’altra parte, la vita politica italiana ha fatto un ulteriore passo in avanti verso la semplificazione e il bipolarismo. Occorre aggiungere che, in questi anni, gli elettori hanno sostenuto e premiato sia l’azione del governo che la nuova realtà politica rappresentata dal Pdl. Immediatamente dopo il nostro congresso fondativo, tuttavia, e soprattutto dopo le elezioni regionali, sono intervenute delle novità che hanno mutato profondamente la situazione, al punto da richiedere oggi una decisione risolutiva. Invece di interpretare correttamente la chiara volontà degli elettori, nella vita politica italiana hanno ripreso vigore mai spente velleità di dare una spallata al governo in carica attraverso l’uso politico della giustizia e sulla base di una campagna mediatica e scandalistica, indirizzata contro il governo e il nostro partito, che non ha precedenti nella storia di un Paese democratico. L’opposizione, purtroppo, non ha cambiato atteggiamento rispetto al passato, preferendo cavalcare l’uso politico delle inchieste giudiziarie e le speculazioni della stampa piuttosto che condurre un’opposizione costruttiva con uno spirito riformista. Ciò che non era prevedibile è il ruolo politico assunto dall’attuale presidente della Camera. Soprattutto dopo il voto delle regionali che ha rafforzato il governo e il ruolo del Pdl, l’on. Gianfranco Fini ha via via evidenziato un profilo politico di opposizione al governo, al partito e alla persona del presidente del Consiglio. Non si tratta beninteso di mettere in discussione la possibilità di esprimere il proprio dissenso in un partito democratico, possibilità che non è mai stata minimamente limitata o resa impossibile. Al contrario, il Pdl si è contraddistinto dal momento in cui è stato fondato per l’ampia discussione che si è svolta all’interno degli organismi democraticamente eletti. Le posizioni dell’on. Fini si sono manifestate sempre di più, non come un legittimo dissenso, bensì come uno stillicidio di distinguo o contrarietà nei confronti del programma di governo sottoscritto con gli elettori e votato dalle Camere, come una critica demolitoria alle decisioni prese dal partito, peraltro note e condivise da tutti, e infine come un attacco sistematico diretto al ruolo e alla figura del presidente del Consiglio. In particolare, l’on. Fini e taluni dei parlamentari che a lui fanno riferimento hanno costantemente formulato orientamenti e perfino proposte di legge su temi qualificanti come ad esempio la cittadinanza breve e il voto agli extracomunitari che confliggono apertamente con il programma che la maggioranza ha sottoscritto solennemente con gli elettori. Sulla legge elettorale, vi è stata un’apertura inaspettata a tesi che contrastano con le costanti posizioni tenute da sempre dal centro-destra e dallo stesso Fini. Persino il tema della legalità per il quale è innegabile il successo del governo e della maggioranza in termini di contrasto alla criminalità di ogni tipo e di riduzione dell’immigrazione clandestina, è stato impropriamente utilizzato per alimentare polemiche interne. Il Pdl proseguirà con decisione nell’opera di difesa della legalità, a tutti i livelli, ma non possiamo accettare giudizi sommari fondati su anticipazioni mediatiche. Le cronache giornalistiche degli ultimi mesi testimoniano d’altronde meglio di ogni esempio la distanza crescente tra le posizioni del Pdl, quelle dell’0n. Fini e dei suoi sostenitori, sebbene tra questi non siano mancati coloro che hanno seriamente lavorato per riportare il tutto nell’alveo di una corretta e fisiologica dialettica politica. Tutto ciò è tanto più grave considerando il ruolo istituzionale ricoperto dall’on. Fini, un ruolo che è sempre stato ispirato nella storia della nostra Repubblica a equilibrio e moderazione nei pronunciamenti di carattere politico, pur senza rinunciare alla propria appartenenza politica. Mai prima d’ora è avvenuto che il presidente della Camera assumesse un ruolo politico così pronunciato perfino nella polemica di partito e nell’attualità contingente, rinunciando a un tempo alla propria imparzialità istituzionale e a un minimo di ragionevoli rapporti di solidarietà con il proprio partito e con la maggioranza che lo ha designato alla carica che ricopre. L’unico breve periodo in cui Fini ha «rivendicato» nei fatti un ruolo superpartes è stato durante la campagna elettorale per le regionali al fine di giustificare l’assenza di un suo sostegno ai candidati del Pdl. I nostri elettori non tollerano più che nei confronti del governo vi sia un atteggiamento di opposizione permanente, spesso oggettivamente in sintonia con posizioni e temi della sinistra e delle altre forze contrarie alla maggioranza, condotto per di più da uno dei vertici delle istituzioni di garanzia. Non sono più disposti ad accettare una forma di dissenso all’interno del partito che si manifesta nella forma di una vera e propria opposizione, con tanto di struttura organizzativa, tesseramento e iniziative, prefigurando già l’esistenza sul territorio e in Parlamento di un vero e proprio partito nel partito, pronto, addirittura, a dar vita a una nuova aggregazione politica alternativa al Pdl. I nostri elettori, inoltre, ci chiedono a gran voce di non abbandonare la nuova concezione della politica, per la quale è nato il Pdl, che si fonda su una chiara cornice culturale e di valori, sulla scelta di un chiaro e definito programma di governo, su una compatta maggioranza di governo e sull’indicazione di un presidente del Consiglio, in una logica di alternanza fra schieramenti alternativi. Questo atteggiamento di opposizione sistematica al nostro partito e nei confronti del governo che, ripetiamo, nulla ha a che vedere con un dissenso che legittimamente può essere esercitato all’interno del partito, ha già creato gravi conseguenze sull’orientamento dell’opinione pubblica e soprattutto dei nostri elettori, sempre più sconcertati per un atteggiamento che mina alla base gli sforzi positivi messi in atto per amalgamare le diverse tradizioni politiche che si riconoscono nel Pdl e per costruire un nuovo movimento politico unitario di tutti coloro che non si riconoscono in questa sinistra. La condivisione di principi comuni e il vincolo di solidarietà con i propri compagni di partito sono fondamenti imprescindibili dell’appartenenza a una forza politica. Partecipare attivamente e pubblicamente a quel gioco al massacro che vorrebbe consegnare alle Procure della Repubblica, agli organi di stampa e ai nostri avversari politici i tempi, i modi e perfino i contenuti della definizione degli organigrammi di partito e la composizione degli organi istituzionali, è incompatibile con la storia dei moderati e dei liberali italiani che si riconoscono nel Popolo della libertà. Si milita nello stesso partito quando si avverte il vincolo della comune appartenenza e della solidarietà fra i consociati. Si sta nel Popolo della libertà quando ci si riconosce nei principi del popolarismo europeo che al primo posto mettono la persona e la sua dignità. Assecondare qualsiasi tentativo di uso politico della giustizia; porre in contraddizione la legalità e il garantismo; mostrarsi esitanti nel respingere i teoremi che vorrebbero fondare la storia degli ultimi sedici anni su un «patto criminale» con quella mafia che mai come in questi due anni è stata contrastata con tanta durezza e con tanta efficacia, significherebbe contraddire la nostra storia e la nostra identità. Per queste ragioni questo ufficio di presidenza considera le posizioni dell’on. Fini assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della libertà, con gli impegni assunti con gli elettori e con l’attività politica del Popolo della libertà. Di conseguenza viene meno anche la fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni. L’Ufficio di presidenza del Popolo della libertà ha inoltre condiviso la decisione del comitato di coordinamento di deferire ai probiviri gli onorevoli Bocchino, Granata e Briguglio.
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