di Davide Desario Il Messaggero
ROMA (30 luglio) - Un popolo in attesa di residenza. Un popolo che non chiede altro che diventare romano. Di avere la propria carta d’identità con la quale poter circolare serenamente per la Città Eterna. Di poter avere le carte in regola per poter iscrivere il proprio figlio all’asilo, per poter ottenere la patente di guida, il medico di base e perché no, tra qualche anno, presentare anche la richiesta di cittadinanza in questo Paese dove vive, dove lavora e dove paga le tasse.
Per capire la portata del fenomeno basta dare un’occhiata ai dati complessivi. In questi primi sette mesi del 2010 nei 19 municipi di Roma sono state presentate 23.820 richieste di residenza da parte di cittadini stranieri, sia appartenenti all’Unione europea e sia extracomunitari.
Ma per ognuno di loro non c’è certezza. Tutto, o quasi, è affidato al caso. A partire dal municipio al quale si rivolgono. Perché in certi uffici di Roma le cose funzionano eccome e questa è la prova che non c’è una questione strutturale ma un problema di cattiva organizzazione di certe amministrazioni rispetto ad altre.
Per esempio, l’XI municipio (Ostiense) quest’anno ha ricevuto 370 domande di residenza da parte di cittadini comunitari e ne ha lavorate 337 pari al 91%. Ne restano in attesa appena 27 (7,3% del totale). Vanno più che bene anche il XX (Cassia-Giustiniana) dove la percentuale di pratiche portate a termine dagli impiegati sul totale di quelle presentate è del 76%. Poco meno nel II municipio (Parioli-Trieste) dove su 268 domande fino presentate da cittadini comunitari ne sono state definite 188 pari al 70%. Una nota di merito sicuramente va assegnata all’VIII municipio (Tor Bella Monaca) dove nonostante ci sia il più alto numero di richieste, il quintuplo della media cittadina, riescono ad attestarsi oltre il 60% delle pratiche portate a termine.
Se invece lo straniero ha la sfortuna di capitare in altri municipi sono guai. Inizia un’odissea infinita. La maglia nera spetta al VII municipio (Centocelle-Prenestino) dove più della metà delle pratiche presentate da cittadini dell’Unione europea (quasi il 52%) sono ancora in attesa di una risposta. Percentuali analogamente vergognose anche per il XVI (Monteverde-Bravetta) e il XVIII (Aurelio): anche qui sono più le domande in attesa che quelle definite.
Per non parlare delle richieste di residenza presentate dai cittadini extracomunitari. Qui la situazione è resa più complicata dai problemi linguistici e anche dalle verifiche più complesse con ambasciate e l’ufficio stranieri della Questura.
Tutto questo, ovviamente, riguarda solo la quantità delle pratiche che vengono presentate nei diversi uffici municipali. Ma c’è poi un’analisi sui tempi che è ben diversa. Secondo l’ufficio centrale dell’Anagrafe la media di risposta ad una domanda di residenza si attesta sui 45 giorni.
Ma si tratta di una media assolutamente teorica perché viene calcolata solamente dal momento dell’apertura della pratica alla sua conclusione. Ma in molti municipi, ha scoperto Il Messaggero, è in vigore la prassi dell’appuntamento: anche se si hanno tutti i documenti in regola non si viene accettati allo sportello se prima non si è preso un appuntamento all’ufficio rapporti con il pubblico. Appuntamento che viene dato dopo mesi e mesi. Mercoledì, per esempio, al XIX municipio l’impiegato rispondeva al telefono che il primo appuntamento libero era a novembre 2010, ovvero tra quattro mesi.
Ed è proprio su questo punto che il Campidoglio dovrà intervenire riportando le procedure nella completa legittimità.